Dilva Baroni

Dilva Baroni, o Dilva per i suoi amici, nacque a Falconara, che allora era frazione di Ancona, il 22 marzo 1918, agli inizi della primavera.

Una fanciullezza normale la sua, se si toglie una brutta nefrite che la colpì sui cinque-sei anni. Si riprese bene, ma verso i tredici anni cominciarono i suoi guai […] con la decalcificazione della colonna vertebrale. Venne operata una prima volta e poi una seconda volta […] La sua vita fu un continuo peregrinare [in diversi ospedali d’Italia] senza mai ottenere il sospirato benessere o almeno un alleggerimento dei suoi mali.

Sempre con la sua Minerva a sostegno del collo e con vari busti ortopedici, ben presto non poté più muoversi da sola. Costretta in una sedia a rotelle seppe adeguarsi al nuovo modo di vita. Mai le sfuggì un rimpianto su quanto aveva perduto. Il suo pensiero era sempre rivolto a Dio e alla Madonna di cui era fervente fedele. Passò oltre 40 anni facendo della clinica la sua casa con brevi ritorni fra i suoi: possiamo dire che per 40 anni passava tre o quattro mesi in clinica poi per due o tre mesi a casa.

Alla morte del padre restò con la madre ultra novantenne, impedita a lasciare il suo letto. Nel 1980 anche la madre le venne a mancare e non volle stare presso parenti. Restava in casa da sola a letto e aspettava che qualche vicina venisse per la spesa e per prepararle il pranzo. Molte persone che andavano a farle visita per rincuorarla, erano a loro volta rassicurate da Dilva e ritornavano alle loro case più serene e più contente. Mai dalla bocca di Dilva uscivano parole del suo grande male, accettava tutto per l’amore di Dio ed era felice quando soffriva! Gli stessi missionari Saveriani dell’Istituto di Posatora, andavano spesso da lei perché, dicevano, tornavano più sereni e più buoni. Dopo 58 anni passati in continuo va e vieni dall’ospedale alla casa, a 67 anni di età, Dilva, silenziosa, in punta di piedi, quasi di nascosto, tornava alla vera casa di Dio. Era il 10 novembre 1985 […]

(estratto dalla stampa posta all’ingresso della Casa e scritta dal fratello di Dilva)