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"Maria SS. Madre di Dio" ad Ancona
Quando l'ospitalità è in parrocchia...
Una Casa di accoglienza per 1000 persone l'anno: i parenti di chi è ricoverato negli ospedali della città.
L'esperienza che ci apprestiamo a raccontarvi nasce nella Parrocchia di Torrette ad Ancona. Nei pressi della chiesa sorge infatti l'Ospedale regionale con circa 500 posti letto (sono oltre 1000 nei diversi ospedali del capoluogo marchigiano).
E nel 1987 la comunità parrocchiale si è interrogata su quello che poteva fare per essere vicina a coloro che assistono i propri cari negli ospedali e che magari vengono da molto lontano. Dalle richieste di ospitalità che giungono in parrocchia e dai racconti dei "ministri straordinari dell'Eucaristia" che portano la comunione ai malati nasce l'idea: un luogo dove accogliere e offrire l'ospitalità necessaria ai parenti dei malati.
Un'accoglienza che sia discreta, ma al contempo vigile e pronta nell'aiuto e che soprattutto sia espressione non dell'impegno di singoli volontari, ma dell'opera di una intera comunità parrocchiale. La parrocchia Maria SS. Madre di Dio (seimilacinquecento abitanti, parroco attuale don Piero Reginelli) chiede la collaborazione dell'Istituto Canossiano "Stella Maris" che ha sede sul suo territorio e che ha a disposizione alcuni locali.
Tra coloro che si impegnano fin dall'inizio ci sono don Aldo Pieroni, il parroco precedente, Claudio, Rita, Alessandro. Ed è proprio Claudio che incontriamo nella stanza dove si svolge la prima accoglienza degli ospiti, a raccontare l'esperienza di questi primi dieci anni.
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Il volontario mostra una cartina d'Italia appesa alla parete dietro la sua scrivania. È ricoperta di bandierine colorate, ce n'é una persino sull'isola di Stromboli: "Qui gli ospiti vengono da ogni parte d'Italia - sottolinea - dietro ogni bandierina ci sono delle persone che abbiamo ospitato, con cui abbiamo vissuto". Ogni anno nella Casa vengono ospitate circa mille persone.
La provenienza geografica vede prevalere alcune regioni del Centro Sud come la Puglia, l'Abruzzo, le Marche, il Lazio e la Campania.
"Siamo partiti, nel 1988, confidando nella Provvidenza - prosegue Claudio - e la Provvidenza non ci ha deluso. All'inizio, dopo la prima ristrutturazione, c'erano 19 posti letto. Oggi siamo arrivati a 45".
La Casa di accoglienza è intitolata a "Dilva Baroni".
"Abbiamo deciso di dare questo nome - spiega ancora Claudio - per ricordare una nostra parrocchiana che, per ben 54 anni, ha vissuto con una malattia incurabile e che, in tutti quegli anni, ha riempito di gioia il cuore di tanti nostri amici".
Il funzionamento della struttura è molto semplice. I volontari assicurano ad ogni ospite un posto letto, la biancheria, i servizi di assistenza, pulizia degli spazi in comune, manutenzione e segreteria. La cucina e la lavanderia, invece, vengono autogestiti dagli stessi ospiti.
La casa mette a disposizione i locali e gli strumenti (pentole, fornello a gas, frigorifero, lavatrice) e ogni ospite li utilizza secondo le proprie necessità. Gli ospiti curano anche il proprio letto, la pulizia della camera e degli oggetti a loro disposizione. Ad orari prefissati un pulmino trasporta in ospedale tutti coloro che non dispongono della propria automobile. "In realtà -ricorda Claudio - il servizio che offriamo è solo l'inizio. Quasi sempre si riesce ad instaurare insieme agli ospiti un clima di autentica fraternità cristiana". E che le parole del volontario rispecchino la realtà lo confermano le tante lettere che la Casa di accoglienza riceve. La parrocchia "Maria SS. Madre di Dio" è l'esempio di una comunità che si interroga sui bisogni della gente e che si mobilita per dare una risposta.
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